biografia


Dopo studi di carattere umanistico ed una laurea in Lettere e Filosofia con tesi su André Malraux, Anna Valeria Borsari ha iniziato ad esporre a metà degli anni Settanta, e contemporaneamente è stata docente di Filologia Romanza presso l'Università di Bologna fino al '95. Alcune sue ricerche, condotte a partire dal '67, sulla relatività delle nostre percezioni e sulle tematiche del riferimento e dell'identità, l'hanno portata, nel 1977, ad una nuova e personale concezione del proprio operare. La distinzione tra soggetto e oggetto, forma e materia, veniva ad elidersi, e quindi cadevano anche i confini tra arte ed il mondo. Con l'utilizzo di strumenti diversi, come la pittura oltre che la fotografia ed il video, senza connotare necessariamente come artistiche le sue azioni, Anna Valeria Borsari interveniva così in ambienti naturali ed in esterni o interni urbani, di cui il suo lavoro finiva per condividere la precarietà, mentre poteva restarne una documentazione fotografica o un racconto; ma poteva restare anche una raffigurazione pittorica, intesa come copia di un originale perduto, in un continuo rimando tra "uno spazio mentale ed uno fisico" (cfr. Adalgisa Lugli, I luoghi aspettano di essere dipinti, "Le Arti News", marzo- giugno 1984, p. 83). A.V.B. ha scritto vari saggi, ha organizzato convegni ed iniziative culturali, impegnandosi anche in attività di carattere sociale. Nel 2006 si è trasferita da Bologna a Milano.

 

Biografia dettagliata e ragionata

(a cura di Stefania Rizzo)

Anna Valeria Borsari è nata a Bazzano, in provincia di Bologna, ove sua madre si era rifugiata per evitare i bombardamenti sulla città, verso la fine dell'agosto 1943. Pur essendo molto portata per il disegno e la pittura, dalla famiglia è stata indirizzata con fermezza a studi di carattere umanistico: il liceo classico Galvani, la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Bologna. Seguendo un corso di Estetica ha conosciuto Luciano Anceschi, filosofo e fondatore della rivista "Il Verri", ed ha iniziato a frequentare il gruppo dei suoi allievi, in particolare: Alessandro Serra, Diego Bertocchi, oltre al meno giovane Renato Barilli, suo assistente, che l'ha introdotta nell'ambiente artistico della città. Si è poi laureata con una tesi su André Malraux, che l'aveva affascinata con il suo Musée imaginaire, e dopo aver vinto una borsa di studio dal 1970 è divenuta docente (inizialmente con incarico) di Filologia Romanza presso l'Università di Bologna. Sempre nel '70, a 27 anni, ha rischiato di morire per un'embolia derivata da un'iniezione mal eseguita, e quando è uscita dal coma ha deciso di sposarsi, di avere un figlio (che è nato esattamente nel giorno del primo anniversario di quel drammatico episodio) e di iniziare a svolgere apertamente quella attività artistica che sempre l'aveva attratta. Ha quindi portato avanti le ricerche che già da qualche tempo stava conducendo, sia in ambito linguistico sia in ambito visivo, sulle tematiche del riferimento, dell'identità, e sulla relatività delle nostre percezioni (queste ultime con il supporto di Gian Franco Minguzzi).

Dopo una prima personale, a Roma, nel 1975, con presentazione del matematico e critico d'arte Bruno D'Amore - che le era stato fatto conoscere da Lucio Saffaro, artista e studioso di fisica con cui per una ventina di anni ha dialogato in modo costante -, nel 1976 AVB realizzava una mostra con lo stesso titolo, Del  riferimento e dell'identità, di un articolo di linguistica che nel frattempo pubblicava sulla rivista "Lingua e stile". In queste prime mostre l'artista sostanzialmente presentava le sue iniziali ricerche fotografiche, mentre nel 1977 presso lo Studio G7, esponeva nuove opere indicative dell'evoluzione che avrebbe caratterizzato tutto il suo lavoro: Il volo delle 15 e 10, Labirinto,  Attraversarsi (che dava il titolo all'intera mostra), Narciso, La Stanza di Narciso, ed altre. Sempre con opere connesse a questa evoluzione (Testimonianze, Chi ha vissuto qui? / Qui è vissuto, Lapidi), nello stesso anno teneva una personale presso la galleria del Cavallino, a Venezia, ove aveva realizzato un suo primo video (Autoritratto in una stanza). A queste mostre seguiva l'esecuzione in alcune piazze italiane (Piazza Maggiore a Bologna, nel '77; piazza della Signoria a Firenze, nel '78; piazza Duomo a Milano, nel '79) di madonne di monete e cereali, che venivano "fagocitate" da piccioni e passanti, fino a sparire. Seguivano poi altre esposizioni: nel '78 da Schema a Firenze, e nel '79 da De Crescenzo a Roma, ove in una installazione A.V.B accostava a cumuli di sabbia del deserto del Sahara, di quello della Siria e della riviera adriatica, la proiezione di una serie di immagini di antiche fortificazioni, castelli e castelli di sabbia, edificati in quei territori. La mostra anticipava il libro Il punto nullo, alcune istruzioni per costruire castelli di sabbia, di cui in quell'anno aveva scritto i primi due capitoli, ma che avrebbe concluso, scrivendo il terzo ed ultimo capitolo, solo una ventina di anni dopo (ed. Campanotto, 2001).

Nel 1980 Anna Valeria Borsari presentava una Quarta madonna, in questo caso di monete e cerali incollati su una tavola di legno, presso lo Studio G7: La Quarta madonna, a differenza di quelle che l'avevano preceduta, come scriveva nel piccolo libro che documentava l'intera sequenza, poteva essere esposta "in una galleria d'arte, in un museo o in una chiesa", e si potevano "portare offerte alla quarta madonna".  Si veniva così a rovesciare l'operazione fatta negli anni precedenti, e la "Quarta madonna" veniva ad acquisire una sua sacralità, giungeva a fissare (come un'idea) qualcosa che non c'era più. Nello stesso anno l'artista realizzava un primo site specific (Altrove) in una casa abbandonata, con una presentazione di Mario Diacono, che ne coglieva l'aspetto epifanico, ricordando Vermeer, ed "il perimetro squadrato della grata di Durer dietro cui la prospettiva della memoria celebra la distanza dello sguardo". Sempre in "luoghi specifici" o su territorio ha quindi realizzato: Il sangue è rosso, il rosso è un colore (1981), nel vecchio Ospedale di Rimini, acquisito dai Musei Comunali, ove un percorso rosso sangue conduceva a due celle di isolamento in cui al posto del crocifisso AVB aveva collocato due quadri raffiguranti il mare, da lei stessa dipinti, simili tra loro, ma non uguali; Donna isola e ponte (1982), su un'isola del fiume Reno, ove aveva inscritto una precaria immagine di donna. Questo lavoro fu poi presentato nell'Aula Magna del Politecnicodi Milano da Ugo La Pietra, Vittorio Fagone, Rudy Drugmann, e da Omar Calabrese, che sottolineò come si trattasse di un'esperienza del tutto innovativa, non inscrivibile nella precedente land art (Cfr. O. Calabrese, 1983, pubblicato in Opere, ed. Electa, '96); Calabrese notò inoltre che, come un artista del Rinascimento usava pennelli e colori, nelle sue opere Borsari utilizzava materiali insoliti per le sue raffigurazioni, ma che alla fine ciò che veramente cambiava "sia rispetto all'artista rinascimentale sia rispetto al land-artista" era "il rapporto con il pubblico". Infatti l'utilizzo di quelle insolite modalità, come il fatto che vi fossero anche "eventi casuali, previsti in parte dall'artista, ma non da lei determinati", metteva in discussione il ruolo del pubblico, che diveniva "parte dell'opera", partecipe "di una sua continuazione"; e contemporaneamente venivano messi in discussione anche i normali criteri interpretativi, in quanto nel momento in cui l'artista non connotava le sue opere come "opere d'arte", esse si aprivano ad altre possibili letture, producendo eventi estetici solo apparentemente effimeri, perché la sostanza, "l'atto artistico impercettibile", rimaneva invece "nella memoria come flash che non si esaurisce, come istante fermato nell'immortalità del tempo artistico" (cfr. Le virtù dell'evanescenza, in Anna Valeria Borsari, Opere, cit.). E questo aspetto era stato rilevato anche da Giovanni Accame nel suo saggio Cancellazione e memoria in Donna isola e ponte ("Le Arti News", febbraio – marzo 1983).

Il processo che ha portato Anna Valeria Borsari a sviluppare queste modalità operative è iniziato quindi dalle sue ricerche sulla relatività, e dalla conseguente impossibilità di risalire a precise identità in un contesto di variabili punti di vista e riferimenti temporali. Ricerche ed analisi di questo tipo mettevano in crisi necessariamente anche l'identità di chi osserva, e tra il 1976 ed il 1977 vi è stato un ulteriore e determinante sviluppo di questo percorso, da AVB vissuto anzitutto in termini personali, che l'ha portata all'accettazione di una regressione, di un farsi altro, documentata da un breve scritto, Istruzioni per la regressione (27 febbraio 1978), poi citato da  Claudio Cerritelli, che vi riconosceva un fondamentale momento di passaggio nell'evoluzione del suo lavoro (cfr. Anna Valeria Borsari, L'arte non è un piedistallo da cui si osserva il mondo, ma una via che attraversa la realtà fino a condurre Altrove, "Flash Art", estate 1985), quindi da Luciano Anceschi (cfr."Parol", marzo '86), e da Filiberto Menna (Una donna, un'isola. E un ponte, in Ibid.). Tale percorso si è evidenziato così nelle opere di quel periodo, e nel libro Il punto nullo, alcune istruzioni per costruire castelli di sabbia, ove veniva analizzato anche nei termini della fisica quantistica l'impossibilità di raggiungere delle identità addentrandosi nella materia, che è costituita da particelle che costantemente si trasformano le une nelle altre. Il processo di "smaterializzazione" che ne derivava, del tutto controcorrente rispetto all'uso generalizzato della pittura di quel periodo, per certe premesse iniziali era affine al percorso filosofico che ha portato Lyotard a concepire la mostra  Les Immatèriaux (1985), in quanto anche per lui la materia ha perduto i suoi criteri di identificazione e ci si è avviati alla destituzione di ogni possibilità costruttiva del soggetto; ma per il filosofo "immateriali" erano anzitutto le immagini virtuali prodotte dalle nuove tecnologie (che potevano poi materializzarsi in prodotti di massa), mentre per Borsari - partendo dall'evidenza scientifica che ogni oggetto può perdere e perde la sua consistenza, alterandosi - le immagini virtuali, le fotografie, le descrizioni, ma anche le rappresentazioni pittoriche (a volte dall'artista ripetute manualmente in più copie) possono riprodurre e in qualche modo "fissare" un originale perduto. Questo processo è stato in qualche modo illustrato da A.V.B. in Parlar di rose anche quando non sono in giardino, relazione (con citazione dei Nouveaux essais di Leibniz nel titolo) da lei presentata al convegno Ipotesi d'artista (1984).

Nel 1983 Anna Valeria Borsari pubblicava Lancillotto liberato, libro in cui proponeva una nuova possibilità di lettura dell'opera di Chétien De Troyes, e nel 1984 vinceva un concorso per professore associato di Filologia Romanza all'Università di Bologna. Qui, nello stesso anno, organizzava presso la Facoltà di Ingegneria - con la collaborazione di Ginestra Calzolari e Giorgio Zucchini -  il convegno Ipotesi d'artista: studi, ricerche, idee e progetti per modificare il mondo (atti ed. Nuova Alfa); convegno interdisciplinare in cui si tentava di analizzare e in parte di denunciare i profondi mutamenti culturali che avvenivano in quel periodo (con partecipazione di studiosi ed artisti diversi, da Filiberto Menna a Mauro Ceruti, da Patrizia Vicinelli a Claudio Costa, da Pierluigi Tazzi a Giovanni Accame). Nel 1988 ha poi curato, su invito della Nuova Alfa editrice, una rivista dallo stesso titolo del convegno sul tema della simmetria (con contributi di Ervin Laslo, Gillo Dorfles, Dadamaino, Michele Emmer, Gianni Colombo e vari altri artisti e studiosi); ed in quell'anno un suo Paesaggio, da una serie di dipinti perduti, fu pubblicato tra le prove d'artista su "Alfabeta": si trattava di un dipinto di cui restava solo la descrizione, il racconto, che veniva ad affiancarsi alle fotografie che testimoniavano i suoi lavori effimeri su territorio.

Nel 1994, essendo divenuto per lei troppo gravoso occuparsi di attività molto differenziate ed impegnative, Anna Valeria Borsari decideva di dimettersi dal proprio ruolo di docente universitario, lasciando sconcertati quanti avevano sostenuto ed apprezzato il suo lavoro di filologa. Ad una  prima e parziale retrospettiva tenutasi nel 1996 nelle sale Museali di Siena (catalogo ed. Electa, con testi di Omar Calabrese e Giulio Giorello), sono seguiti Suonare Borsari (1996-97, in un appartamento che era stato il suo studio a Milano, con presentazione di Roberto Daolio), e Confusione (matrimonio-opera con Dino Pes in un albergo di Venezia, 1997). A lungo l'artista ha poi preferito continuare ad operare in luoghi non artisticamente connotati, o in spazi pubblici, associazioni culturali no profit, anziché in normali gallerie d'arte. Nel 1997, dopo drammatici fatti che hanno coinvolto una persona a lei molto cara, Anna Valeria Borsari ha fondato l'associazione di volontariato "Percorso vita", che per un decennio ha operato a sostegno dei sofferenti psichici, anche con iniziative culturali come Manifestazione, progetto patrocinato da Bologna 2000, per il quale durante tutto l'anno, a cadenza mensile, come in una sorta di calendario, furono affissi per la città grandi manifesti con immagini fornite da diversi artisti e con testi contro l'emarginazione dei malati psichici. Il progetto fu in seguito presentato al Care Off, alla Biennale di Venezia e ad un convegno di Psichiatria a Lipsia. Dopo ulteriori opere su territorio, nel 2000 AVB allestiva presso la Galleria Neon una Lotteria, in cui si potevano vincere degli oggetti di sua proprietà (lettere, fotografie, agendine, libri, ecc.) che  nel loro insieme finivano per costituire quasi un racconto autobiografico.

Dal 2003 Anna Valeria Borsari ha intrapreso una serie di lavori riguardanti aspetti sociali e problematiche connesse alla ormai dilagante comunicazione mass mediatica. Si sono susseguiti così (col sottotitolo: L'Arte come cura del Mondo / Il Mondo come cura dell'Arte): Proposta abitativa, presso il Care Off, a Milano, ove veniva presentato l'appartamento di un ipotetico artista, in cui oggetti d'uso ed opere d'arte venivano a confondersi, mentre un televisore era sintonizzato sulle trasmissioni del momento; Se i papi non hanno più bisogno dell'arte, 2005, al Museo Laboratorio della Università La Sapienza, di Roma, ove in una installazione con molteplici schermi, l'artista proponeva il montaggio senza sonoro di ore ed ore di trasmissioni televisive sulla recentissima morte di papa Woytila e l'elezione di papa Ratzinger (con un'ampia esposizione di oggettistica "sacra"), mentre dall'altro lato dello spazio era proiettata una video-intervista ad Antonio Paolucci di cui comparivano solo i testi in sovrimpressione sulle immagini di un treno in corsa, che con il suo sonoro inondava l'intero ambiente; Condomini, grattacieli ed ecomostri, 2006, al Palazzo del Podestà di Rimini, ove la distruzione degli ecomostri di Punta Perotti, seguita direttamente dall'artista pochi mesi prima, e riproposta nelle sue versioni mediatiche negli appartamenti "multiculturali" di un grattacielo della città, con una sorta di scarto o "spostamento sul posto" finiva per acquisire una valenza allegorica, come notava nella sua presentazione Paolo Fabbri; il video Final, 2008, in cui nei diversi formati di trasmissioni provenienti da tutto il mondo si veniva a delineare una sorta di apocalisse; e infine Fuori dal monumento, volantini, 2009, opera promossa dal comune di Bologna per il 65° anniversario della strage di Monte Sole, consistente in un'azione ed in un video, cui è seguita una pubblicazione dell'artista riguardo le difficoltà di eseguire opere commemorative e realmente coinvolgenti la popolazione (ed. Campanotto,  2010).

Dal 2006 AVB si è trasferita a Milano, ove assieme ad alcuni amici artisti ha dato vita all'associazione AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva).  Nel 2012 ha realizzato Qui e altrove, con manifesti anonimi disseminati per la città ed una mostra alla Fondazione Mudima, in cui esponeva alcune opere significative del suo percorso. Nel catalogo, i nuovi testi di studiosi di una generazione più giovane, come Francesco Tedeschi, che ha presentato la mostra, Emanuela De Cecco (che ha poi pubblicato anche il libro Anna Valeria Borsari, due cornici il muro e altre questioni, ed. Postmediabook, 2012), Giorgio Zanchetti, attestano l'attualità di scritti di precedenti autori e del lavoro dell'artista, considerandone anche le più recenti espressioni, in un contesto culturale molto cambiato. Invitata al convegno Naturtale e/o artefatto, presso il Dipartimento di Geologia dell'Università di Bologna, AVB oltre a presentare una sua relazione: Musei del vento, ha realizzato una  installazione nell'attiguo Museo Paleontologico (Cfr. gli atti, ed. Mimesis, 2015). Tra il 2013 e 2015 è stata impegnata nel progetto - ideato per AR.RI.VI. -  Il ruolo del pubblico nell'arte contemporanea, che ha coinvolto in una serie di interviste vari studiosi ed artisti oltre che esponenti del pubblico, e per il quale ha scritto i testi dell'apposito blog, poi raccolti nella pubblicazione Arte per chi, ed. A+MBookstore, 2015.